Stefano Rossi

dal 2024

Monte Ucia

Sul traliccio della stazione radio in cima al monte ho montato, con Ernesto e Alberto, due ripetitori a energia solare per le reti radio mesh. Coprono buona parte della Pianura Padana.

Ernesto seduto sul traliccio della stazione radio del Monte Ucia, mentre fissa il nodo LoRa
Monte Ucia, marzo 2025

Sopra Serle, a più di mille metri, c’è una casetta verde con un traliccio accanto. Non ci arriva la strada e non ci arriva la corrente: si sale a piedi, una quarantina di minuti dal parcheggio, con lo zaino pieno di attrezzi. Da lassù si vede il Garda da una parte e tutta la pianura dall’altra.

È la stazione radio del Monte Ucia, della sezione di Brescia dell’ARI, l’associazione dei radioamatori. È anche il posto da cui, il 18 marzo 2025, ha cominciato a trasmettere il primo ripetitoreUna radio messa in alto che riceve i segnali e li ritrasmette, per farli arrivare più lontano. LoRaUn modo di trasmettere via radio pochi dati alla volta, ma molto lontano e consumando pochissima batteria. della provincia di Brescia. Prima di raccontare la mia parte, però, vale la pena raccontare la sua storia, perché è una bella storia di persone.

La targa di bronzo sulla vetta del Monte Ucia, con scritto M. Ucia m. 1168

Un sito comprato da una sezione radio

Nel dicembre 2011 un socio della sezione segnalò al consiglio un posto in quota che si poteva acquistare: un recinto nel bosco con un traliccio di sei metri, una struttura per i pannelli solari e una casetta. Niente corrente, niente strada. Il 27 aprile 2012 i soci votarono in assemblea e decisero di comprarlo; a giugno 2012 il sito era della sezione.

Da lì in avanti, ogni cosa è salita a spalla. Nel 2013 le prime batterie e i primi due pannelli; nel 2014 un sistema per controllare tutto da lontano via radio, con una telemetria che ogni cinque minuti diceva come stavano le batterie. Lo stesso anno i beaconUn piccolo trasmettitore che manda sempre lo stesso segnale: chi lo riceve, anche lontano, capisce come si propagano le onde radio. a 2,3 e 5,7 GHz, piccoli trasmettitori che mandano sempre lo stesso segnale perché chiunque possa misurare come si propagano le onde radio, venivano ascoltati fino in Svizzera.

Poi, come succede, l’entusiasmo è calato. Dal 2020 un gruppo piccolo di soci ha ripreso in mano tutto, quasi sempre di tasca propria: Fabio I2LQF, Giuseppe I2NOS, che da anni racconta ogni mese le vicende del sito su La Radiospecola, Ernesto IZ2FLY, Adelio IZ2DJP, Toni I2IPK, che disegnava e incideva in casa i circuiti stampati, ed Evaristo IK2YXQ, per anni il referente del sito. Evaristo è scomparso a giugno 2026: lo ricordo qui con affetto.

Il sentiero innevato verso il Monte Ucia, con due persone in lontananza Una salita del dicembre 2020, con la neve. Foto dall’archivio del gruppo.

In quegli anni sul monte è arrivato di tutto. Un collegamento radio a 5 GHz verso la pianura, che porta internet lassù: lo hanno montato a dicembre 2020 Ernesto e Adelio, con più di mezzo metro di neve. Un ricevitore che chiunque in sezione può ascoltare dal computer, e che con un filo come antenna sente il mondo intero. Beacon a 10 e 24 GHz ricevuti da Milano a Bologna. E un beacon a 432 MHz che Ernesto ha costruito partendo da una radiosondaUna scatoletta con GPS e sensori appesa a un pallone meteo: misura l’aria salendo fino a trenta chilometri e trasmette tutto a terra. recuperata: con 50 milliwatt, meno di una lucina, il 16 agosto 2024 è stato ascoltato a Corfù, a 1015 chilometri.

Il monte, però, non regala niente. Il vento ha fuso un connettore e mandato in corto mezzo impianto; un topo ha rosicchiato un cavo; un formicaio intero si è trasferito nella scatola del ricevitore; a zero gradi i regolatori smettono di caricare le batterie. Nel 2023 sono arrivate batterie nuove al litio, quattro celle da più di cinque chili l’una, portate su poche alla volta.

Due regolatori di carica e le scatole del controllo a distanza fissati alla parete di legno della casetta Il nuovo impianto elettrico, ottobre 2023. Foto dall’archivio del gruppo.

Come ci sono arrivato

Quando mi sono trasferito a Brescia per studiare, ho scoperto che la sezione dell’ARI era vicina all’università e che alcune persone che conoscevo ne facevano già parte. Mi hanno invitato a una serata in cui si presentava il Monte Ucia, il 4 ottobre 2024: sono uscito dopo mezzanotte, con una fetta di torta e la voglia di salire.

Ci sono salito per la prima volta il 9 novembre 2024, con Ernesto e Alberto IZ2FNH. In tre ore abbiamo montato il nuovo sistema di controllo a distanza in una scatola stagna e rifatto i cablaggi. Alla fine il sito era molto più ordinato, e Giuseppe ha commentato nel gruppo: «Arrivano i rinforzi».

Ernesto, Alberto e Stefano sorridenti dentro la casetta del Monte Ucia Ernesto, Alberto e io dentro la casetta, alla prima salita.

A dicembre ho passato l’esame da radioamatore. A gennaio 2025 ero di nuovo su con Ernesto, questa volta con il mio nominativoLa sigla che lo Stato dà a ogni radioamatore, e che si dice all’inizio di ogni collegamento. Il mio è IU2UEI., IU2UEI: abbiamo rimontato il suo beacon e trovato il ricevitore a 10 GHz pieno d’acqua e sbriciolato.

Il primo ripetitore LoRa della provincia

LoRa è un modo di trasmettere via radio pochi dati, molto lontano e consumando pochissimo. Con MeshtasticUn progetto libero e gratuito che trasforma piccole radio LoRa in una rete mesh per mandarsi messaggi e posizioni senza internet., un progetto libero, piccoli dispositivi si passano i messaggi l’uno con l’altro e formano una rete che funziona anche dove internet e telefono non ci sono. Più un nodo sta in alto, più lontano arriva: il Monte Ucia era il posto perfetto.

Il 18 marzo 2025 siamo saliti io ed Ernesto, in una giornata fredda e nuvolosa. Ernesto aveva dimenticato le chiavi della casetta, quindi niente batterie del sito: abbiamo alimentato il nodo con la batteria del suo beacon, attraverso un piccolo convertitore. Il nodo si chiamava “ARI Brescia Ucia”. Sulla carta doveva coprire la pianura da Milano quasi fino a Padova; il primo collegamento è arrivato da Ivrea, a 194 chilometri, poi a 247.

Stefano davanti alla scatola del nodo LoRa fissata al traliccio Il 18 marzo 2025, al nodo appena montato.

Mappa del nord Italia con l’area coperta dal nodo colorata in rosso, da Milano fino quasi a Padova La simulazione di copertura del nodo.

Una settimana dopo siamo risaliti per aggiornarlo e fissarlo meglio. Ad aprile ho pubblicato un video su YouTube che spiegava come mandare messaggi senza internet: in pochi giorni ha superato le ottantamila visualizzazioni (oggi ne ha più di centocinquantamila), e il gruppo di LoRa Brescia è arrivato a quasi cinquecento persone: oggi sono novecento.

Nodi che vivono da soli

Il primo nodo dipendeva dalla batteria di Ernesto. Volevo nodi che stessero in piedi da soli, con il loro pannello e la loro batteria, e che resistessero all’acqua: la vecchia scatola, quando l’abbiamo aperta, aveva l’acqua dentro. Così ho progettato una scatola nuova, a moduli, con una valvola di sfiato a membrana che lascia uscire l’umidità senza far entrare la pioggia. L’ho poi montata davvero sul Monte Ucia, senza il modulo secondario, e col tempo è stata sostituita da un nodo più compatto.

Il 22 febbraio 2026 sono salito con Alberto e Gianfranco, un suo amico: era la prima volta senza Ernesto. Abbiamo tagliato la vegetazione, sistemato il tetto e montato due nodi: un Meshtastic con il suo pannellino, la sua batteria e un sensore di temperatura e umidità, e accanto un nodo MeshCoreUn altro programma libero per reti mesh LoRa: i messaggi li ripetono solo i ripetitori fissi, così la rete resta più leggera., l’altra rete meshUna rete senza un centro: ogni dispositivo riceve i messaggi e li passa agli altri, così arrivano anche dove uno da solo non arriverebbe., come prova di resistenza.

Si tagliano i rami vicino al recinto del sito Taglio della vegetazione, 22 febbraio 2026: Alberto a destra e un suo amico a sinistra.

Il traliccio con i due nodi e i loro pannelli solari I due nodi sul traliccio, ognuno con il suo pannello.

Quattro giorni dopo sono tornato con il mio amico Fabio: abbiamo allontanato il nodo MeshCore dal traliccio e sfoltito gli alberi intorno. Da quel giorno MeshCore a volte riceve perfino meglio di Meshtastic. Fabio ha anche fatto volare il suo drone sopra il sito, e quel video oggi è sulla pagina del progetto della sezione. Un’antenna direttiva che avevo stampato in 3D, intanto, si era afflosciata: il materiale non era fatto per stare fuori. Ernesto ne ha costruita una lui.

A giugno 2026 siamo saliti di nuovo, io, Alberto e Fabio, per una grande pulizia: motosega, cataste di legna, pali nuovi per il recinto e i dadi del tetto sigillati contro le infiltrazioni.

La casetta verde in estate, quasi nascosta dalla vegetazione, con il traliccio dietro La casetta a fine giugno 2026: in estate il bosco si riprende tutto.

Cosa ho imparato

Che fuori, in montagna, tutto si rompe in modi che non avresti mai immaginato: il vento, l’acqua, i topi, le formiche, il freddo. Che un materiale sbagliato, fuori, si vede subito. Che l’energia si conta d’inverno, non d’estate.

Ma soprattutto ho imparato da persone che lassù salgono da anni, a qualunque età e con qualunque tempo, solo perché ci credono. Io ho portato una rete nuova; loro mi hanno insegnato come si tiene in piedi un sito. I nodi sul Monte Ucia oggi servono a tante persone che non sono mai salite fin lassù, ed è la cosa di cui vado più fiero.