Stefano Rossi

dal 2022

Un filo dalla nonna

Un modem fermo nella casa dei nonni, poi i modem sulla scrivania, un centralino analogico e una rete telefonica mia, fino a un filo che porta internet a casa della nonna.

Una pila di modem grigi US Robotics su una scrivania, con cavi, alimentatori e il retro di un monitor
i modem US Robotics sulla scrivania, maggio 2022

Io sono nato quando c’era già l’ADSL. Il suono di un modemL’apparecchio che trasforma i dati del computer nei suoni o nei segnali di una linea telefonica, e li riconverte dall’altra parte. I vecchi modem a 56k usavano la linea di casa e «cantavano» a ogni collegamento. che si collega, la linea occupata perché qualcuno alza la cornetta, i minuti contati: tutto quello che racconta chi ha usato internet dal filo del telefono per me è sempre stato una storia di altri. E mi è venuta voglia di capirla davvero, non di leggerla: di avere sulla scrivania gli apparecchi e di sentirli rispondere.

Da dove viene

Il modem, per me, è cominciato dai nonni. In casa loro c’era un vecchio PC con Windows 95, mi sembra, e accanto un modem dialup che nessuno usava più da moltissimi anni: da quando mio papà e i suoi fratelli se n’erano andati di casa per iniziare le loro vite. Un computer e un modem fermi, in una casa che si era svuotata piano piano. Da bambino guardavo quel «modem strano» e quel Windows di un’altra epoca con una curiosità che non mi è più passata: è da lì che mi vengono i vecchi sistemi, i vecchi PC, la voglia di farli ripartire.

Dalla nonna, poi, c’era un PC ancora più vecchio di quello dei nonni. L’ho smontato da piccolissimo, e quindi l’ho usato pochissimo, e solo da terminale: l’interfaccia grafica sono riuscito a farla partire due o tre volte, e il mouse non funzionava.

La linea del telefono, prima di tutto

Mi piace l’idea dell’analogico: una linea telefonica di una volta non porta numeri, porta una corrente che cambia. Ci sono le tensioni che stanno sul filo quando la cornetta è giù e quando la alzi, c’è il segnale che dice «linea libera», ci sono i toni che si sentono quando componi un numero. Studiarlo su un libro è una cosa; farlo con un modem che ha le sue lucette è un’altra. I LED dei vecchi modem dialup, e la loro diagnostica, mi hanno aiutato più di una spiegazione: ogni luce racconta cosa sta succedendo sulla linea, e quando qualcosa non va lo dice.

Una pila di US Robotics

Così ho preso dei modem US Robotics, di quelli «Sportster» e «56K Faxmodem»: scatole grigie con le lucette rosse, ognuna col suo alimentatore e il cavo seriale a due file di pioli, di quelli che oggi non si vedono quasi più.

Una scrivania con diversi modem US Robotics, cavi, prese e un tablet appoggiato al muro La scrivania, il 7 maggio 2022.

Un modem non si usa con un programma qualsiasi: gli si scrivono dei comandi di testo, tutti con lo stesso inizio, «AT». Si apre un terminale sulla porta seriale, nel mio caso PuTTY sulla COM1, e si scrive at: se il modem è vivo, risponde OK. Con ati 3 dice chi è.

C’era un problema: a casa non avevo PC abbastanza vecchi da avere ancora la porta seriale sul retro. La prima volta che ho parlato con uno dei miei modem l’ho fatto a scuola: sono andato nel laboratorio, durante un’altra lezione, e mi sono collegato alla seriale di uno dei computer che c’erano. Quando ha risposto OK è stato come ricevere un saluto da un altro secolo.

Il terminale PuTTY sulla porta COM1: i comandi at, ata e atd con le risposte OK e NO CARRIER, poi ati 0 che risponde 5601 e ati 3 che risponde U.S. Robotics 56K FAX EXT Rev. 11.6.11 Alcune risposte, il 30 aprile 2022: dopo ata e atd arriva «NO CARRIER», cioè dall’altra parte non c’era nessuno.

Mi sono segnato i comandi che mi servivano: ATDT numero compone con i toni, ATA risponde a una chiamata in arrivo, ATS0=3 fa rispondere il modem da solo dopo qualche squillo, ATX0 toglie il controllo del segnale di linea libera.

Una rete telefonica tutta mia

Per collegare i modem ho comprato anche un centralino telefonico, tutto analogico, e con quello ho fatto una piccola rete telefonica privata, mia e basta: telefoni e modem uniti da fili che avevo steso io. Funziona come funzionava quella di tutti, solo che l’ho costruita io, filo per filo. Il centralino l’avevo preso usato e non c’era nessuna documentazione: mi sono messo lì con dei telefoni a provare tutti i numeri, uno dopo l’altro, per capire cosa rispondeva dove. Non ho mai capito davvero come fosse configurato.

In casa ho ancora uno scatolone con scritto «Telefonia»: dentro ci sono centralini, modem dialup, telefoni, adattatori e cavi telefonici, tutto quello che da allora ho raccolto.

Due modem di casa

Fra i modem che ho incontrato lungo la strada c’erano anche quelli che i gestori davano ai clienti. Per l’Alice Gate ho raccolto le guide e i firmwareIl programma che gira dentro un dispositivo elettronico e gli dice cosa fare. che girano nei forum, ma non l’ho mai toccato. Il Technicolor di TIM invece sì: l’ho sbloccato. Ho fatto il rooting, cioè l’accesso da amministratore con SSH, e poi ci ho installato un firmware personalizzato, seguendo una guida confusionaria trovata in un forum. Sul coperchio ho attaccato un cartello: «Unlocked, rooted, VoIPTelefonare passando da internet invece che dalla linea telefonica di una volta: il modem fa da centralino per il telefono di casa.».

Il retro di un modem bianco Technicolor, con le porte di rete gialle, quella rossa e il cartello UNLOCKED ROOTED VOIP sul coperchio Il retro del Technicolor e il suo cartello.

Avevo scritto tutti i passaggi in un articolo dettagliato sulla mia vecchia wiki: purtroppo quella wiki è andata perduta, e con lei la guida.

Il filo fino alla nonna

La parte a cui tengo di più è l’ultima. Ho provato a mettere il servizio sul mio server di casa: chi si collegava in dialup riceveva internet. Il pensiero era a casa della nonna, che ha solo l’abbonamento telefonico e non internet: da lì, con un modem, ci si poteva collegare al mio server e, attraverso lui, arrivare a internet. E l’ho fatto davvero: da casa della nonna mi sono collegato in dialup al mio server.

Oggi quel sistema non c’è più. Ma è stato bello, e mi è servito a imparare.

Cosa ho imparato

Che le cose vecchie si capiscono meglio con le mani che sui libri, e che dietro ogni tecnologia che sembra morta c’è una linea, un filo, una persona dall’altra parte. Io non ho mai sentito il fischio di quel collegamento. Ho costruito un posto dove poteva ancora succedere.