Stefano Rossi

dal 2023

Radiosonde

Ricevo il segnale dei palloni meteo, seguo dove cadono e a volte vado a recuperarli.

Una radiosonda bianca appena recuperata, legata a un bastone insieme al ricevitore giallo, sopra un campo arato
radiosonda, marzo 2023

Due volte al giorno, a mezzanotte e a mezzogiorno di Greenwich, da alcune stazioni meteo in Italia e in Europa parte un pallone. Sotto, appesa a un filo di qualche decina di metri, c’è una radiosondaUna scatoletta con GPS e sensori appesa a un pallone meteo: misura l’aria salendo fino a trenta chilometri e trasmette tutto a terra.: una scatoletta bianca con un GPS e dei sensori che misurano temperatura, umidità e pressione mentre sale, e mandano tutto via radio a terra. Quei dati finiscono nelle previsioni del tempo.

Il pallone parte largo circa tre metri e, salendo verso i trenta chilometri, dove l’aria è sottilissima, si gonfia fino a triplicare. Poi scoppia, si apre un paracadute e la sonda torna giù, continuando a trasmettere la sua posizione. Da qualche parte, in un campo, su un albero o su un tetto, atterra. E qualcuno può andare a prenderla.

Ascoltarle

Per ricevere le sonde in giro uso un ricevitore portatile fatto con una scheda TTGO, un modulo radio per i 433 MHz e il firmwareIl programma che gira dentro un dispositivo elettronico e gli dice cosa fare. MySondy: decodifica il segnale e mi mostra la posizione della sonda su una mappa nel telefono, che è quello che serve quando la si cerca in mezzo ai campi.

Il ricevitore portatile giallo, con l’antenna e lo schermo che mostra i dati della sonda Il ricevitore portatile.

A casa, a Crema, avevo due stazioni fisse, più sensibili: un Raspberry PiUn computer piccolo come una carta di credito, economico e facile da programmare. con un ricevitore radio e un’antenna ground plane che ho costruito io. Ricevevano le sonde che passavano e caricavano i dati su SondeHub e Radiosondy, i due siti dove chiunque può seguire i voli in tempo reale. Oggi sul balcone è rimasto solo il Raspberry Pi, che uso per un ricevitore SDR: la ricezione delle sonde da casa è spenta.

L’antenna ground plane autocostruita sul balcone, tra le piante L’antenna della stazione fissa.

Andarle a prendere

Il primo recupero è stato il 21 marzo 2023, a Codogno: la sonda era in un campo, con il paracadute finito su un albero. Da allora sono uscito diciassette volte e ne ho recuperate undici. Quasi tutte erano partite da Cameri, vicino a Novara; un paio dalla Svizzera.

Il bello è che la sonda si segue per tutto il volo. Quella del primo recupero era partita da Cameri alle 12 ora italiana: è salita fino a 31.550 metri sopra Opera, appena a sud di Milano, poi è scesa col paracadute ed è arrivata a Codogno poco più di tre ore dopo, a novanta chilometri dal lancio. Diverse stazioni di radioamatori ne hanno ricevuto la posizione per tutto il volo, e così lo si può rivedere ancora oggi.

Mappa della Lombardia con il tracciato del volo della sonda: da Cameri verso Milano, il punto più alto a 31.550 metri, poi la discesa fino a Codogno Il volo della prima sonda, 21 marzo 2023. Dati SondeHub, mappa © OpenStreetMap.

Una radiosonda aperta sul tavolo, con la scheda, la batteria e il sensore La prima sonda, aperta la sera stessa.

Ognuna ha la sua storia. Una aveva a bordo un sensore di ozono, e l’abbiamo trovata in due in una zona di case. Una è rimasta impigliata su una linea dell’alta tensione, a trenta metri d’altezza: non sono riuscito a prenderla, poi sul posto è tornato un altro cercatore. Una volta un contadino l’aveva già raccolta dal suo campo poco prima che arrivassi, e me l’ha consegnata lui. L’ultima, a dicembre 2025, si è incastrata in cima a un albero altissimo, in mezzo a una vegetazione fitta: niente da fare.

Una radiosonda con il sensore di ozono, appoggiata sul tetto di un’auto La sonda con il sensore di ozono, novembre 2023.

Una l’ho trovata per caso il 3 ottobre 2026, in Val di Taro, ai piedi di un faggio: una Vaisala RS41, con il suo numero di serie sull’etichetta.

Una radiosonda a terra ai piedi di un faggio, tra le foglie secche: il polistirolo bianco e la scheda verde Com’era appena l’ho vista, alle 11.21.

Una radiosonda Vaisala RS41 tenuta in mano nel bosco, con l’etichetta e il numero di serie in vista Due minuti dopo, in mano: il numero di serie è sull’etichetta.

Molti recuperi li ho fatti con altri appassionati, come Luca IW2NCW, Maurizio IZ2LPI e Tommaso, a volte in due, a volte in gruppo, a volte con qualcuno che mi aiutava da casa, seguendo il volo da lontano. Tutto quello che c’è da sapere, la lista dei recuperi e le statistiche, è su sonde.natmus.net.

Cosa ho imparato

A prevedere dove cade una cosa che sta volando a trenta chilometri d’altezza, e a fidarmi dei calcoli fino a un certo punto. A costruire un’antenna che funziona davvero. E che le persone che si incontrano in mezzo ai campi, quando spieghi cosa stai cercando, sono quasi sempre gentili.

Se ne trovi una, segnalala su SondeHub o su Radiosondy: qualcuno la sta cercando.