ottobre 2026
Un ponte WiFi con un Raspberry Pi
Un Raspberry Pi che entra da solo nel WiFi dello studentato, superando la pagina di login, e lo trasforma in una presa di rete e in un WiFi mio: per la rete è un dispositivo solo.

Nella rete WiFi dello studentato per navigare bisogna accedere da una pagina web, e ogni dispositivo che si collega conta: l’account ne ammette un certo numero, e quando è pieno il portale butta fuori il più vecchio. A me servivano più cose collegate, e non volevo contare ognuna come un dispositivo a parte.
Così ho costruito un ponte: un Raspberry PiUn computer piccolo come una carta di credito, economico e facile da programmare. 3 che si collega al WiFi dello studentato, fa il login al posto mio e distribuisce la connessione su un cavo di rete verso uno switchUna scatola con tante prese di rete: collega fra loro i dispositivi a cavo, come una ciabatta per i cavi di rete.. Per il portale esiste un dispositivo solo, il Pi; dietro, sullo switch, collego un telefono PoE, un router, un gatewayIl ponte fra la rete radio e internet: riceve i messaggi via radio e li manda a un server, e viceversa. Ethernet e altri dispositivi.
Il progetto è pubblico, con il codice e le istruzioni: raspi-ponte-wifi su GitHub.
Come funziona
Il Pi si collega al WiFi e fa da piccolo router sul cavo: dà un indirizzo a chi si collega allo switch e fa passare il traffico con il NATIl trucco con cui tanti dispositivi condividono un solo indirizzo di internet: il router, uscendo, li presenta tutti con lo stesso., cioè mostrando a internet un indirizzo solo. Per tutto questo uso quello che c’è già in NetworkManager, il programma che gestisce le reti, senza regole scritte a mano.
Lo schermino appena acceso, il 12 ottobre: il portale ancora non lo aveva trovato.
Il login, fatto come lo farebbe il browser
Il portale di accesso è di quelli che intercettano la prima pagina che si apre e mostrano un modulo di login. Il mio script, portale-login, rifà gli stessi passaggi di un browser: la pagina di login, uno o due «Continua», e alla fine una richiesta che fa partire davvero internet. Quest’ultima mi ha fatto perdere un po’ di tempo: senza, il portale scrive «riuscito» ma non si naviga.
Un altro dettaglio che fa perdere tempo: il portale risponde con un errore a chi non si presenta come un browser, e va quindi dichiarato.
Lo script gira ogni due minuti e ogni volta che il WiFi si ricollega. Ma di solito non serve: dopo il primo accesso il portale riconosce il Pi dal suo indirizzo fisico e lo lascia entrare da solo anche dopo un blackout.
Lo schermino
Sul Pi c’è uno schermino da 3,5 pollici che mostra sempre lo stato: se c’è internet, quanto è forte il WiFi, la velocità, la VPNUn tunnel cifrato fra due reti: da fuori casa mi sembra di essere collegato al router di casa, e dall’esterno nessuno vede cosa passa., quanti dispositivi sono collegati, la temperatura, la memoria. È solo uno script che scrive sulla console, niente da installare. Di notte, fra le 23 e le 7:30, diventa nero; ma se c’è un guasto, la riga diventa rossa e lo schermo resta acceso comunque.
Le righe di stato, da vicino.
Perché non si pianta
Il ponte sta in un angolo e deve cavarsela da solo, quindi ci ho messo tre difese.
Qui lo stavo provando e ho fatto il datacenter in dispensa :) Poi, ovviamente, l’ho spostato e ho sistemato tutto.
Le difese sono:
- una guardia per il WiFi: il chip WiFi del Pi 3 ogni tanto si blocca, e la rete non torna se non si toglie la corrente. Il mio script controlla ogni cinque secondi: se il WiFi è muto lo ricollega dopo 20 secondi, ricarica il driver dopo 60 e, solo se il Pi è acceso da almeno dieci minuti, lo riavvia dopo 120. L’ho provato togliendo il driver a mano: la rete è tornata in poco più di un minuto;
- la scheda in sola lettura: dopo che tutto funziona, la scheda SD non si scrive più, e un blackout non la rovina;
- un watchdog: un sistema del chip stesso che lo riavvia se si blocca del tutto.
La prima scheda mi ha insegnato una lezione: si è rovinata da sola, subito dopo una scrittura che avevo verificato. Ora metto i file dentro l’immagine invece di copiarli sulla scheda già scritta, e rileggo tutto dopo averla tolta e rimessa.
La VPN e il WiFi mio
Il ponte è collegato anche alla VPN che uso per il resto dei miei server: così, da fuori, riesco a raggiungere lo switch anche se il WiFi dello studentato non lascia entrare niente. Sul Pi passano solo i dati della VPN, non tutto il traffico, e ho fatto in modo che chi sta sullo switch non possa uscire verso la mia VPN.
Con una chiavetta WiFi USB il Pi fa anche da access pointIl dispositivo che trasmette una rete WiFi a cui telefoni e portatili si collegano.: la chiavetta fa da «cliente» verso lo studentato, e il chip interno trasmette una rete mia, per telefoni e portatili. Sembrava facile con NetworkManager, che sa fare anche questo, e invece no: il mio telefono Android si staccava subito dopo l’ultimo scambio di chiavi, mostrando la rete come «salvata» invece che «codice sbagliato». Il codice era giusto, e lo provava il fatto che il secondo messaggio dello scambio era accettato. Alla fine ho tolto l’access point a NetworkManager e l’ho affidato a hostapd, un programma fatto apposta, e da lì ha funzionato.
Cosa ho imparato
Che con un po’ di pazienza anche una rete chiusa e pensata per pochi dispositivi si piega a quello che serve, e che la parte più lunga non è mai il programma ma tenerlo vivo: schede che si rovinano, chip che si bloccano, riavvii a sorpresa. E che una brutta sorpresa, come quella dell’access point, si capisce solo guardando ogni messaggio che passa.